D.ssa Antonella Proietti
Counselor Relazionale Prepos
Counseling: cosa
accade nella vita di chi lo avvicina?
Quando sento parlare di formazione breve, mi viene da
sorridere, certo, generalmente, il corso di formazione dura tre anni con
l'obbligo di un minimo di 450 ore, ma volendo parlare della mia esperienza e di quella
di molti colleghi del mio corso, direi che dal giorno in cui iniziammo,
Aprile 2005, la nostra formazione non è mai cessata.
Il Counseling ė diventato un mudus operandi e l'approfondimento una necessità.
Mi viene in mente il
detto sulle ciliegie, una tira l'altra, così
come le letture sul counseling, un libro
tira l'altro, tracciando un percorso tra
materie filosofiche, sociologiche, letteratura e poesia.
Quanto può curare l'animo umano, una poesia con le sue parole, il tuo
sentire accomunato a quello del poeta, essere proiettati in una diversa dimensione
dove avviene l'incontro con il tuo stesso dolore?
Dolore, già, parola tabù
nel vocabolario moderno.
Quel dolore diventato insopportabile per ognuno di noi,
qualcosa da cui fuggire il più lontano possibile. Quando si
parla di disagio, di depressione, stiamo parlando forse di incapacità di sostenere un dolore? Mi spiego meglio. Ricordo la rabbia nei confronti dei miei genitori,
quando cominciai a verificare che la vita non era solo gioia, ma spesso dolore.
Perché, mi sono chiesta, mi hanno
nascosto la realtà, mi hanno fatto credere in
una vita facile e meravigliosa?
Oggi, comprendo che il protezionismo in cui siamo stati
cresciuti dipendeva dal desiderio assurdo di voler tenere lontano i figli dalle
difficoltà. Risolvere per loro ogni problema prima che possano avvertirlo.
In quel limbo dorato è difficile avere la percezione
delle insidie del mondo esterno, un mondo che ti aspetta, sornione e divertito
dalla tua innocenza.
Il primo impatto con la sofferenza diventa un ostacolo
insormontabile. La palestra in cui sei stato addestrato non ti ha preparato a
certi ostacoli. Allora pensi di non farcela, conosci il dolore per la prima
volta e scopri che non è esattamente quello provato da
bambino, quando ti sbucciavi le ginocchia, un bruciore che presto svaniva,
dissolto prima che la ferita sparisse.
E' il dolore dell'impotenza, dell'abbandono, del
tradimento.
Quando si dice "non spezzarmi il cuore !", sembra
una frase fatta ma se hai sofferto profondamente, la sensazione che il tuo cuore si spezzi è reale. Ti sembra di non farcela, di non poter resistere,
vorresti che il dolore cessasse subito e
allora che fare?
Confessare a qualcuno di sentirci così è una vergogna, sembreremmo
deboli, vulnerabili, chi potrebbe capirci? Allora, è meglio andare da un medico, fedele al segreto
professionale, non tradirà la nostra confessione. Ma sì, affidiamoci ad un farmaco, che soporizzi il nostro dolore e lo renda sopportabile o addirittura lo faccia
scomparire.
Questa è la via breve che oggi è intrapresa da molte persone.
L'uomo tende a dimenticare gli insegnamenti che la vita ci
ha mostrato.
Non rammentiamo che tutto
passa, la gioia più sublime ed il dolore più estremo, nello stesso modo in cui ci tuffiamo intensamente
nella felicità assaporandone con ingordigia
ogni sfumatura, forse altrettanto dovremmo fare con il dolore.
Viverlo, nell'impossibilità
di evitarlo, quando ormai ci ha sorpreso a tradimento, tuffarsi dentro quel
mare per arrivare all'altra sponda, ancora vivi e più forti.
Assaporare la forza della consapevolezza dopo aver
acquisito la capacità di salvarci.
Cosa è cambiato nella mia vita dopo
l'incontro con il counseling?
L'approccio con l'esistenza, l'apertura verso l'ignoto, la
capacità di affrontare le insidie.
La comprensione dell'altro, così diverso da me da aprirmi un nuovo scenario e una visione
più ampia della vita. Dove la
fatica di vivere è compensata da un premio
inaspettato, quella pienezza che senti dentro di te quando sei sazio, nutrito
da un cibo sano.
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