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domenica 3 novembre 2013

D.ssa ANTONELLA PROIETTI

  
     
  

D.ssa Antonella Proietti
Counselor  Relazionale Prepos


Counseling: cosa accade nella vita di chi lo avvicina?

 
Quando sento parlare di formazione breve, mi viene da sorridere, certo, generalmente, il corso di formazione dura tre anni con l'obbligo di un minimo di  450 ore,  ma volendo parlare della mia esperienza  e di quella  di molti colleghi del mio corso, direi che dal giorno in cui iniziammo, Aprile 2005, la nostra formazione non è mai cessata.

Il Counseling  ė diventato un mudus operandi  e l'approfondimento una necessità.

 Mi viene in mente il detto sulle ciliegie, una tira l'altra, così come  le letture sul counseling, un libro tira l'altro, tracciando un percorso tra  materie filosofiche, sociologiche, letteratura e poesia.

 Quanto può curare l'animo umano, una poesia con le sue parole, il tuo sentire accomunato a quello del poeta, essere proiettati in una diversa  dimensione  dove avviene l'incontro con il tuo stesso dolore?

Dolore, già,  parola tabù nel vocabolario moderno.

Quel dolore diventato insopportabile per ognuno di noi, qualcosa da cui fuggire il più lontano possibile. Quando si parla di disagio, di depressione, stiamo parlando forse di incapacità di sostenere un dolore? Mi spiego meglio. Ricordo la  rabbia nei confronti dei miei genitori, quando cominciai a verificare che la vita non era solo gioia, ma spesso dolore. Perché, mi sono chiesta, mi hanno nascosto la realtà, mi hanno fatto credere in una vita facile e meravigliosa?

Oggi, comprendo che il protezionismo in cui siamo stati cresciuti dipendeva dal desiderio assurdo di voler tenere lontano i figli dalle difficoltà. Risolvere per loro  ogni problema prima che possano avvertirlo.

In quel limbo dorato è difficile avere la percezione delle insidie del mondo esterno, un mondo che ti aspetta, sornione e divertito dalla tua innocenza.

Il primo impatto con la sofferenza diventa un ostacolo insormontabile. La palestra in cui sei stato addestrato non ti ha preparato a certi ostacoli. Allora pensi di non farcela, conosci il dolore per la prima volta e scopri che non è esattamente quello provato da bambino, quando ti sbucciavi le ginocchia, un bruciore che presto svaniva, dissolto prima che la ferita sparisse.

E' il dolore dell'impotenza, dell'abbandono, del tradimento.

Quando si dice "non spezzarmi il cuore !", sembra una frase fatta ma se hai sofferto profondamente,   la sensazione che il tuo cuore si spezzi è reale. Ti sembra di non farcela, di non poter resistere, vorresti che il dolore cessasse subito  e allora che fare?

Confessare a qualcuno di sentirci così è una vergogna, sembreremmo deboli, vulnerabili, chi potrebbe capirci? Allora, è meglio andare da un medico, fedele al segreto professionale, non tradirà la nostra confessione. Ma sì, affidiamoci ad un farmaco, che  soporizzi il nostro dolore e  lo renda sopportabile o addirittura lo faccia scomparire.

Questa è la via breve che oggi è intrapresa da molte persone.

L'uomo tende a dimenticare gli insegnamenti che la vita ci ha mostrato.

Non rammentiamo che tutto  passa, la gioia più sublime ed il dolore più estremo, nello stesso modo in cui ci tuffiamo intensamente nella felicità assaporandone con ingordigia ogni sfumatura, forse altrettanto dovremmo fare con il dolore.

Viverlo, nell'impossibilità di evitarlo, quando ormai ci ha sorpreso a tradimento, tuffarsi dentro quel mare per arrivare all'altra sponda, ancora vivi e più forti.

Assaporare la forza della consapevolezza dopo aver acquisito la capacità  di salvarci.

Cosa è cambiato nella mia vita dopo l'incontro con il counseling?

L'approccio con l'esistenza, l'apertura verso l'ignoto, la capacità di affrontare le insidie.

La comprensione dell'altro, così diverso da me da aprirmi un nuovo scenario e una visione più ampia della vita. Dove la fatica di vivere è compensata da un premio inaspettato, quella pienezza che senti dentro di te quando sei sazio, nutrito da un cibo sano.

 

 

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