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sabato 21 dicembre 2013

venerdì 29 novembre 2013

D.SSA MARIA PIA MARINO


 
Consapevolezza
 D.ssa  Maria Pia Marino
Funzionario di Servizio Sociale
(Apprendista Artigiano PREPOS)


Per fare bene bisogna Essere e noi siamo solo nel momento in cui diveniamo consapevoli.
Solo usando la chiave della consapevolezza possiamo aprire nuovi mondi, riuscendo a portare lo sguardo da fuori a dentro, perché ciò che ci circonda è il risultato del nostro habitat interiore.
Siamo tutti pronti a dire di volere successo ma, di solito, lo attendiamo come la manna dal cielo, senza sforzarci di metterci in  gioco, di impegnarci per fare accadere quello che vogliamo, tramite azioni concrete.
Viviamo la vita in modo spento, senza entusiasmo e per tale ragione non siamo in grado di coinvolgere altri nel raggiungimento di obiettivi comuni. Siamo dei semplici contenitori, più o meno pieni, ma dobbiamo essere legna che brucia per dare luce alla Verità, cominciando dall’accendere la scintilla che è dentro ciascuno di noi.
Smettiamo di sognare e viviamo nella realtà, smettiamo di guardare l’orizzonte e andiamo oltre, di poco alla volta, spingendoci più in là dopo avere fatto progressi e condiviso l’orizzonte di chi è già più avanti a noi.
Poniamoci nella condizione dell’ascolto attivo, presente,  consapevole e smettiamo di responsabilizzare gli altri per la nostra condizione; così facendo malediciamo la Vita.
Piuttosto organizziamo il nostro sapere e impariamo a gestire la nostra vita, ad acquisire padronanza del nostro sapere per arrivare a benedire tutto ciò che abbiamo e di cui la vita stessa ci permette di disporre.
Non limitiamoci a dare risposte esterne, meccaniche, di cui perdiamo facilmente memoria perché non le sentiamo appartenerci ma rispondiamo alla nostra grandezza interiore, arricchendoci autenticamente.
Non lasciamoci adulare e non aduliamo ma creiamo relazioni consapevoli e condivise che portino ad un agire comune e condiviso.
Restiamo nell’ascolto interiore di noi stessi, restiamo nella pace per superare la violenza e la paura di essere derubati; comprendiamo che non siamo tutti uguali e rispettiamo le differenze comprendendo che l’altro costituisce un arricchimento, un vantaggio e che insieme si fa meglio che da soli perché dal rispetto delle diversità nasce il desiderio dell’unità con l’altro, diverso da noi stessi.
Essere consapevoli supera l’informazione e  trasforma la conoscenza di qualcosa in un fenomeno interiore e profondo che si armonizza, coerentemente, con il resto della persona e la plasma traducendo ogni suo agire in comportamento eticamente disciplinato.
Chi vive consapevolmente costruisce un modo originale di rapportarsi con il mondo, un sapere che gli da identità e lo eleva al di sopra dell’ignoranza e della ordinaria informazione.
Chi è consapevole non subisce ma affronta e rielabora per modificare, migliorando e quindi… sa fare bene perché “ E’ “.
 

mercoledì 27 novembre 2013

NEVA BIAGIOTTI

Il numero di Novembre 2013

Ragnatele di vita

23 novembre 2013 | Il numero di Novembre 2013 - Pubblicato in: Libri

Ragnatele di vita

Ieri la comunità barghigiana ha avuto occasione di conoscere e toccare con orgoglio un nuovo talento letterario “autoctono”: si è tenuta infatti nel suggestivo scenario di Villa Gherardi la presentazione del libro della fornacina Neva Biagiotti “Ragnatele di vita”. Neva, insegnante presso la scuola dell’infanzia della frazione, ha realizzato la sua prima pubblicazione con un lavoro a quattro mani, condiviso con la collega calabrese Carmela Mantegna.
A presentare il volume, di seguito all’introduzione dell’assessore Giovanna Stefani, è stato il prof. Vincenzo Masini, psicoterapeuta e direttore di PREPOS (acronimo per PREvenire è POSsibile), la scuola di counseling dove le due docenti si sono conosciute e hanno maturato il percorso formativo alla base di questo volume.
Le due colleghe hanno realizzato il libro per via “telematica”; in particolare Carmela chiese in origine a Neva di partecipare con propri contributi ad un suo blog; da questa proficua esperienza di collaborazione è nata, dopo qualche tempo, la proposta di scrivere un libro a quattro mani. Una realizzazione lunga e partecipata, viste anche le particolari situazioni familiari che le due insegnanti vivevano in quel momento e che permettevano loro di lavorare in perfetta sincronia, arricchendo da una parte il percorso di scrittura di proposte e collaborazioni, e maturando dall’altra stabili legami di amicizia e interfamiliari.
Scrivere questo libro è stato infatti per le due insegnanti un continuo e ricco confronto, dove si sono susseguiti lungo mesi, tra Lucca e Crotone, i suggerimenti e le domande su cosa sarebbe capitato al piccolo protagonista; così la storia è diventata l’inizio di una catena di storie, il cui maturare è stato condotto come un gioco tra bambine, ma vissuto con la saggezza e la consapevolezza di adulte.
In questo modo inizia la storia del ragnetto Bruno Prepos, protagonista di “Ragnatele di vita”, segnata dalla sua nascita, dalle sue vicissitudini, dalla maturazione della propria identità attraverso l’esperienza.
Questo tipo di lavoro si riflette anche sull’identità dei beneficiari del libro: se ad un primo sguardo appare come un volume per l’infanzia, in realtà il libro deve essere meglio definito come un libro per bambini ma mediato dagli adulti. La destinazione di questo volume infatti è polivalente rispetto all’età: il testo può essere apprezzato dai bimbi come dagli adulti, che vi possono trovare non solo una narrativa educativa, operativa e propositiva, ma anche abbondanti spunti e tracce del counseling e della teoria di PREPOS.
 

domenica 24 novembre 2013

NEWS DA PREPOS BARGA

Ragnatele di vita
Neva Biagiotti - Carmela Mantegna
Presentazione Libro

INTERVIENE

PROF. VINCENZO MASINI 



                      

              Biblioteca Comunale - Villa Gherardi - BARGA - 22 Novembre 2013
NEVA  BIAGIOTTI

giovedì 14 novembre 2013

Dr SALVATORE NOCERA


Dr Salvatore Nocera
News
da Prepos kenia
Seminario di Nakuru
(1-8 giugno 2013)


Con Roberto arrivo a Nairobi. In auto con un volontario angolano al Drop In di Nairobi. Da lì, nel pomeriggio, partenza sempre in auto per Nakuru, 120 km circa a nord-ovest di Nairobi, con il volontario italiano Giovanni e Padre Felix, l’attuale responsabile della missione Don Calabria, dove si svolge il nostro seminario intensivo di Prepos-counseling.

Primo giorno, mattina, ripasso degli idealtipi e del senso del counseling di Prepos con gli operatori italiani nuovi e Padre Felix, subito dopo primo incontro con gli educatori locali.
Noto qualche resistenza da parte di alcuni educatori, probabilmente generate da  incomprensioni  con i precedenti responsabili. Dopo un rapido excursus sul grafo, cominciamo a delineare le varie tipologie.

Il lavoro prosegue nei giorni successivi a partire da quello che loro chiamano casi:  è una terminologia che rimanda di più alla clinica psicologica e  medica, a mio avviso crea  distanza tra il counselor e la persona che si aiuta. Tuttavia cominciamo ad affrontare varie problematiche inerenti le difficoltà incontrate dagli educatori e dalle educatrici (tutti Kenioti)  con alcuni bambini/ragazzi difficili (come se già non fossero comunque resi “difficili” dalle condizioni ambientali in cui sono costretti a vivere!).
Abbiamo allora deciso di delineare il quadro idealtipico dei ragazzi partendo innanzitutto dalle descrizioni che gli educatori stessi ne fanno, non avendone a disposizione il grafo,  descrizioni basate soprattutto sulla individuazione di singoli aggettivi e/o caratteristiche evolute/non evolute (pregi e difetti!) e li abbiamo inseriti dentro il grafo, a seconda della prevalenza, cercando di comprendere a quale copione di comportamento – unico o multiplo – corrispondesse  il ragazzo descritto, definendone gli eventuali bisogni e trovando soluzioni al momento ritenute adeguate.
Devo dire che tale metodologia di lavoro ha permesso di identificare con buona approssimazione i  bisogni dei ragazzi attraverso anche il feedback degli educatori, che hanno così scoperto che è possibile allenarsi a riconoscere d’acchito il copione dominante (che io chiamo prevalenza idealtipica), e abbiamo soprattutto ben focalizzato alcuni atteggiamenti spesso non congrui degli educatori, che – quasi come un condizionamento riflesso acquisito dalla gestione precedente – sembrava avessero messo al centro dei loro interventi la norma/regola ad ogni costo, indipendentemente dai bisogni dei ragazzi: non per nulla è venuto fuori il “caso” di  un ragazzo “delirante” al quale è stato tentato di imporre la  “ferrea regola” e che ovviamente andava in insofferenza. Pertanto, parallelamente e in maniera devo dire molto delicata, abbiamo lavorato anche delineando – laddove non fosse stato fatto in precedenza – il grafo di ognuno degli educatori, da cui tra l’altro è scaturito un buon equilibrio tra i maschi, e parecchie tematiche e bisogni irrisolti invece nelle femmine.

Il lavoro è proseguito usando il teatro come mezzo per facilitare:
-         l’espressione del proprio copione, ovvero del proprio bisogno educativo, approfondendo in particolare il tema della comunicazione educativa: rimprovero, incoraggiamento ecc, individuando tra i partecipanti le persona più adatte: l’avaro rimprovera e responsabilizza lo sballone e l’apatico, lo sballone coinvolge emotivamente l’avaro … il delirante insegna la libertà all’adesivo e immette autostima all’invisibile, che sostiene ecc
-         l’interazione tra  gli educatori guidandoli verso il riconoscimento negli altri di personalità in relazione “naturale” di affinità
-         l’instaurarsi di un bel clima di gruppo, che ho sentito coeso, collaborante e disponibile al cambiamento positivo: la figura forte ma discreta di Padre Felix è loro naturale guida e riferimento. Non a caso Padre Felix già al quarto giorno è riuscito, pur essendo quasi digiuno all’inizio del nostro modello, ad impadronirsene a tal punto da gestire – sotto la nostra supervisione attenta – la valutazione di alcuni “casi” individuando oltre al bisogno educativo dei ragazzi cui è rivolto l’intervento, anche l’educatore o gli educatori al momento più adatti a farlo.

È stato importante anche soffermarsi sulla differenza tra intervento di counseling, psicologico/psicoterapeutico e medico: è come se all’inizio gli educatori fossero stati convinti del fatto che un intervento educativo fosse equivalente a un intervento medico (spesso psichiatrico) e/o psicologico: in realtà, con le dovute cautele e attraverso le nostre risorse espressivo/dialogiche e competenze, abbiamo evidenziato le differenze tra i vari ambiti di intervento, smontando con dolcezza alcuni equivoci, rimarcando comunque il fatto che è perfettamente ipotizzabile ed auspicabile una integrazione tra le varie professionalità, ognuna nel suo ambito, ma nello stesso tempo facendo notare che il loro intervento, invece, era molto congruo dal punto di vista del counseling.

C’è da aggiungere che per ogni incontro è stato tenuto dal sottoscritto un report molto informato, e ricco di nozioni su tutte le tematiche affrontate e ben approfondito anche da un punto di vista dei riferimenti teorici (tutti ben rintracciabili tra l’altro nell’ultima edizione del libro di Vincenzo Dalle Emozioni ai Sentimenti). Report che, a mo’ di quaderno di lavoro, ho lasciato ben volentieri a padre Felix.
Ce ne siamo andati soddisfatti e consapevoli del fatto che non bisogna abbassare la guardia.

Salvatore Nocera e Roberto Gentilini

domenica 3 novembre 2013

D.ssa ANTONELLA PROIETTI

  
     
  

D.ssa Antonella Proietti
Counselor  Relazionale Prepos


Counseling: cosa accade nella vita di chi lo avvicina?

 
Quando sento parlare di formazione breve, mi viene da sorridere, certo, generalmente, il corso di formazione dura tre anni con l'obbligo di un minimo di  450 ore,  ma volendo parlare della mia esperienza  e di quella  di molti colleghi del mio corso, direi che dal giorno in cui iniziammo, Aprile 2005, la nostra formazione non è mai cessata.

Il Counseling  ė diventato un mudus operandi  e l'approfondimento una necessità.

 Mi viene in mente il detto sulle ciliegie, una tira l'altra, così come  le letture sul counseling, un libro tira l'altro, tracciando un percorso tra  materie filosofiche, sociologiche, letteratura e poesia.

 Quanto può curare l'animo umano, una poesia con le sue parole, il tuo sentire accomunato a quello del poeta, essere proiettati in una diversa  dimensione  dove avviene l'incontro con il tuo stesso dolore?

Dolore, già,  parola tabù nel vocabolario moderno.

Quel dolore diventato insopportabile per ognuno di noi, qualcosa da cui fuggire il più lontano possibile. Quando si parla di disagio, di depressione, stiamo parlando forse di incapacità di sostenere un dolore? Mi spiego meglio. Ricordo la  rabbia nei confronti dei miei genitori, quando cominciai a verificare che la vita non era solo gioia, ma spesso dolore. Perché, mi sono chiesta, mi hanno nascosto la realtà, mi hanno fatto credere in una vita facile e meravigliosa?

Oggi, comprendo che il protezionismo in cui siamo stati cresciuti dipendeva dal desiderio assurdo di voler tenere lontano i figli dalle difficoltà. Risolvere per loro  ogni problema prima che possano avvertirlo.

In quel limbo dorato è difficile avere la percezione delle insidie del mondo esterno, un mondo che ti aspetta, sornione e divertito dalla tua innocenza.

Il primo impatto con la sofferenza diventa un ostacolo insormontabile. La palestra in cui sei stato addestrato non ti ha preparato a certi ostacoli. Allora pensi di non farcela, conosci il dolore per la prima volta e scopri che non è esattamente quello provato da bambino, quando ti sbucciavi le ginocchia, un bruciore che presto svaniva, dissolto prima che la ferita sparisse.

E' il dolore dell'impotenza, dell'abbandono, del tradimento.

Quando si dice "non spezzarmi il cuore !", sembra una frase fatta ma se hai sofferto profondamente,   la sensazione che il tuo cuore si spezzi è reale. Ti sembra di non farcela, di non poter resistere, vorresti che il dolore cessasse subito  e allora che fare?

Confessare a qualcuno di sentirci così è una vergogna, sembreremmo deboli, vulnerabili, chi potrebbe capirci? Allora, è meglio andare da un medico, fedele al segreto professionale, non tradirà la nostra confessione. Ma sì, affidiamoci ad un farmaco, che  soporizzi il nostro dolore e  lo renda sopportabile o addirittura lo faccia scomparire.

Questa è la via breve che oggi è intrapresa da molte persone.

L'uomo tende a dimenticare gli insegnamenti che la vita ci ha mostrato.

Non rammentiamo che tutto  passa, la gioia più sublime ed il dolore più estremo, nello stesso modo in cui ci tuffiamo intensamente nella felicità assaporandone con ingordigia ogni sfumatura, forse altrettanto dovremmo fare con il dolore.

Viverlo, nell'impossibilità di evitarlo, quando ormai ci ha sorpreso a tradimento, tuffarsi dentro quel mare per arrivare all'altra sponda, ancora vivi e più forti.

Assaporare la forza della consapevolezza dopo aver acquisito la capacità  di salvarci.

Cosa è cambiato nella mia vita dopo l'incontro con il counseling?

L'approccio con l'esistenza, l'apertura verso l'ignoto, la capacità di affrontare le insidie.

La comprensione dell'altro, così diverso da me da aprirmi un nuovo scenario e una visione più ampia della vita. Dove la fatica di vivere è compensata da un premio inaspettato, quella pienezza che senti dentro di te quando sei sazio, nutrito da un cibo sano.

 

 

venerdì 25 ottobre 2013

NEWS DA PREPOS AREZZO

Donatella Lucia Gioli
Commerciante
Counselor in formazione (Prepos Arezzo)



Mi chiamo Donatella, frequento la Scuola di Arezzo e vorrei condividere con voi la mia esperienza  .

Mi sono avvicinata al Counseling per risolvere problemi personali e dopo aver fatto una parte del mio percorso con un counselor esperto, mi è stato proposto di frequentare la scuola. 

Ho avuto qualche iniziale perplessità che riguardava problemi pratici quali gli orari l'opportunità di investire dei soldi in una cosa che non sarebbe poi potuta divenire per me una professione ed anche un certo timore di non essere all'altezza, ma ho deciso di provare ad assistere ad alcune lezioni.

E' stato subito evidente di quanto fossero interessanti, coinvolgenti e formative così ho deciso di iniziare il percorso.
Ogni lezione è stata densa di contenuti, di sentimenti condivisi, spunti di riflessione, nuovi modi di interpretare le relazioni, ogni volta ne sono uscita arricchita.            

Adesso, a distanza di oltre un anno e mezzo, posso dire che mai periodo della vita è stato così fruttuoso in termini di crescita personale, ho imparato nuovi metodi e nuove prospettive per gestire le relazioni familiari e quelle con il mondo esterno, ho imparato nuovi valori ho ribaltato vecchi schemi comportamentali, ho conosciuto persone splendide che mi hanno molto arricchita sia tra gli insegnanti che fra i compagni di corso.

Certamente, c'è ancora molta strada da fare ma sono anche piena di entusiasmo nell'affrontarla.

E' una esperienza che consiglierei di fare ad ogni persona, innanzitutto per se stessa ma anche per relazionarsi meglio con chi si ama, con chi si hanno rapporti più formali e anche con le persone da cui ci si deve difendere.

Un abbraccio.
Donatella

La mia professione si porta dietro molti pregiudizi, storicamente da secoli è una casta poco amata e poco apprezzata, ma io ho impiegato molto tempo per accettarla e adesso non  dico che ne vado fiera, ma l'ho completamente accettata e ripulita di connotazioni negative. Il termine commerciante è la definizione legale del mio lavoro.

lunedì 14 ottobre 2013

NEWS DA PREPOS CROTONE


    D.ssa Carmela Laratta
Medico di continuita' assistenziale
Counselor in formazione(Prepos Crotone)


L’originale qual’è ?



 Secondo la mia opinione personale, nel nostro percorso di vita, basilare importanza rivestono non solo l’amore, l’amicizia, lo studio, il lavoro, gli affetti, e altro, ma anche -e anzi soprattutto- la passione, intesa come interesse vitale, ossìa quegli spazi liberi-di mente o corpo- che ci attraversano e ci possiedono pienamente, e che magari non hanno alcun significato per altri, mentre sono irrinunciabili per noi-
Può essere, ad esempio, il creare qualcosa con le mani, o il leggere, o il fare ginnastica, o altro, che possiamo considerare (ed è una libera scelta che nessuno ci impone) una sorta di sorriso, personalissimo ed intimo, da riservare alla propria anima e nel quale perdersi: una qualunque cosa, purché sia tutta nostra.
Poiché, se la società di oggi è subdolamente orientata verso la più piatta omologazione, tendendo a sopprimere l’essenza base della persona, tutto cio’ che va contro questa moda di malato conformismo serve a conferire -finalmente –l a giusta dignità di individuo all’individuo, che,così,
puo’ gridare il proprio no al “tutto uguale “delle vite altrui, ed il proprio sì al ”tutto diverso”della vita propria.
Vita che non è influenzata soltanto da parametri esterni, poiché se è vero che tendiamo tutti verso la gratificazione nei vari ambiti (studio, lavoro, coppia), è altresì vero che MAI come in questo periodo si assiste al dilagare continuo e martellante di tecniche di psicanalisi, corsi di coaching, percorsi per raggiungere l’autostima, ecc.,che ci “costringono”a fermare la corsa per guardare cosa c’è dentro.
Per tutta la vita troviamo, senza averlo chiesto, persone che ci dicono cosa dire, come dirlo, cosa fare, dove andare, ecc.: grandi esperti in tutte le più svariate occasioni  e circostanze di fronte agli altri.
 Mentre, secondo me, la più grande verità è che l’UOMO E’ L’ESSERE PIU’ SOLO IN ASSOLUTO : nasce solo e muore solo, e la sua vita, come la sua morte, non può viverla che lui E NESSUN’ALTRO AL POSTO SUO.
Per questo mi viene, spesso, da pensare se qualcuno ci domanda mai cio’ che, in realtà, vogliamo,e che nulla ha a che vedere con cio’ che gli  altri si aspettano da noi , e se quella che viviamo è la nostra o è piuttosto la vita di un’altra persona, in  un mondo nel quale tutto viene esibito, scandagliato, processato, sezionato, minuziosamente analizzato, urlato, senza pudore, in un’apoteosi del pubblico e nel disprezzo totale del privato, del personale, dell’intimistico.
Se guardiamo, con un sorriso di benevolenza, un gruppo di studenti all’uscita da scuola, vediamo ragazzi e ragazze vestiti tutti alla stessa maniera: tutti con scarponi e jeans pesanti, anche se c’è un caldo da africa nera. Ma non importa! Mai metterebbero  e non lo fanno, infatti, un paio di sandali quando ci sono 40°: che oscenità! E gli altri, poi, che penserebbero? E se, poi,c’è freddo (di quello che ghiaccia le ossa ), li avete mai visti con un cappotto? Cappotto è una parolaccia: muoiono congelati come stoccafissi in un freezer, ma mai e poi mai ammetterebbero di aver freddo! La moda non ammette, e non solo essa, di essere diversi: UGUALI, tutti uguali, tutti sempre rigorosamente uguali: COPIA CONFORME ALL’ORIGINALE-
Ma, mi domando, l’ORIGINALE QUAL’E’? Questo è il vero problema: oggi (lo era anche ieri, sebbene in misura nettamente inferiore) non si perdona l’unicità’ della persona, che viene guardata come blasfema e bollata col marchio dell’infamia della diversità, se non e’ identica alle altre pecore del gregge.
Ed, allora, non c’è perdono per lo studente che studia, per il lavoratore che svolge con coscienza le proprie mansioni, per il giovane che ama uno sport che non è considerato da maschio, per il genitore che dice NO quando tutto, li’ intorno, dice SI.
Infatti, dire NO quando gli altri dicono l’opposto, non solo è difficile e controcorrente, ma addirittura EROICO: genera astio, diffidenza, ostilita’ .
 Un genitore, ma anche un educatore, un insegnante non deve “OCCUPARE “ il  figlio, ma  semplicemente  prenderlo per mano, per condurlo verso l’autonomia, ma quanta strada, quante difficoltà e incomprensioni,  quanta durezza, vi sono in questo “semplicemente”!
Insegnare che esistono delle regole che vanno rispettate (e dare per primi l’esempio), che la felicità non sta nel possedere il telefonino o il tablet di ultima generazione, che i “no “ aiutano a crescere: tutto cio’ equivale, quasi sempre, a saltare nel vuoto senza rete di protezione.
Perché, un tempo, scuola, famiglia, società, erano tutti, ovviamente con le dovute eccezioni, coèsi nel processo di formazione umana, mentre oggi, invece, assistiamo, purtroppo,ad una miriade di spinte illogiche e sciagurate che procedono in tutte le direzioni e in senso opposto, senza condurre a nulla e al centro di tutto cio’vi e’ la persona , che si lacera e sgretola in tale conflitto, che diventa, pertanto, distruttivo e non costruttivo.
 E’ un conflitto che blocca la crescita e la maturazione, che  devono necessariamente passare attraverso i fallimenti, i lutti, le perdite, gli ostacoli che la vita, prima o poi, piu’ o meno, offrira’ inevitabilmente a tutti ; è un conflitto che diviene dilaniante se  preceduto dai troppi SI’ detti. PERTANTO, diciamo (quando lo riteniamo utile e anche se dobbiamo andare controcorrente) questi benedetti NO ai nostri figli: consentiremo loro, cosi’,di non essere copie conformi ad un originale (che non condividiamo), ma di  ESSERE, invece, ESSI STESSI E CIASCUNO DI ESSI, UN ORIGINALE . IL PROPRIO ORIGINALE, UNICO, SENZA COPIA.

Perche’ “La visione di un uomo non puo’ prestare le ali a un altro uomo….perche’ il maestro, se è saggio veramente, non vi offrira’ di entrare nella casa della propria sapienza ma vi condurra’ sino alla soglia della vostra mente …perche’ l’anima cammina in tutti i sentieri , e apre se stessa come un fiore di loto…” –(Gibran )-


venerdì 16 agosto 2013

NEWS DA NARNI : Dedicato a Vincenzo Masini, il nostro Samurai

I sette princìpi del Bushido

Il Bushido si fonda su sette concetti fondamentali, ai quali il samurai deve scrupolosamente attenersi:
Rettitudine ( gi?) Avaro -Saggio - Stefania
Coraggio (勇氣 yūki?) Ruminante - Motivato - Silvia
Benevolenza ( jin?) Adesivo - Affettivo - Alba
Rispetto ( rei?) Invisibile -Sensibile -Bianca
Onestà ( makoto?) Sballone - Emozionale -Dorotea
Onore (名誉 meiyo?) Delirante - Creativo - Sibilla
Lealtà (忠義 chūgi?) Apatico - Diplomatico -Rosa


Faceva un gran freddo quel giorno, le raffiche di vento gelato erano taglienti come lame affilate. Alba si trovava nel bosco con le sue amiche, soltanto i folti alberi riuscivano a proteggerle e ad ostacolare quei fastidiosi spifferi d'aria. Per giunta stava scendendo la notte e le donne erano molto preoccupate, vagavano perdute in quei sentieri, senza conoscere la strada. Si sentivano sbandate e confuse, ora,  che a breve, non avrebbero più avuto neanche  il conforto della luce cosa avrebbero fatto? Si strinsero in cerchio ed Alba prese la parola, apparentemente sembrava la più forte, cercava comunque di non trasmettere la sua preoccupazione al gruppo facendo il punto della situazione. Con voce decisa disse: " Ora cercheremo un riparo, qui intorno ci sarà una piccola cavità, un ricovero, una capanna in cui trascorrere la notte, tutte insieme ci scalderemo abbracciandoci e domani mattina ci metteremo di nuovo in cammino.
Alba aveva trascinato in quella avventura le sue amiche più care, Sibilla, Stefania, Rosa, Bianca, Dorotea e Silvia. Alle sue compagne aveva raccontato di aver sentito parlare di  un Samurai,  un saggio Samurai che sicuramente le avrebbe aiutate. Lui conosceva i segreti del mondo e delle cose, la sua sapienza gli era stata tramandata da generazioni lontane, ogni  samurai aveva l'obbligo di custodire preziosi segreti,  ma allo stesso tempo svelarne  gli insegnamenti a tutti coloro che avessero avuto voglia di migliorare se stessi.
Le giovani donne anche se timorose di non riuscire a trovare nulla per ripararsi erano piene di fiducia nella provvidenza. Una fioca luce crepuscolare lasciava intravedere appena il sentiero da percorrere, quando Sibilla esclamò: "guardate là in fondo, vicino a quell'olmo, c'è una piccola capanna di paglia, siamo salve!". Subito si affannarono a raggiungere quell'inaspettato ricovero.
La stanchezza del lungo cammino percorso le aiutò a prendere sonno e le paure, del buio, degli animali selvatici e di chissà quale altro pericolo, svanirono con quel riposo meritato
L'indomani si svegliarono di buon ora, la luce dell'alba e la fame contribuirono a destarle ed  in poco tempo si organizzarono per riprendere il cammino. Negli zaini avevano scarse riserve di cibo con cui fecero colazione e un pieno di energia per racimolare le forze di riprendere il cammino.
Cosa stavano cercando? Perché si erano avventurate in quel faticoso viaggio?
Non potevano continuare a vivere come tutte le altre persone che conoscevano? Le loro madri, gli amici, i conoscenti? No, non avrebbero potuto continuare a vivere sapendo che c'è una nuova via, la via che porta al giusto.
La necessità impellente di cercare dentro di loro un indizio e capire quale strada prendere per vivere semplicemente ma con amore era il motore che avviò la loro impresa.
Con un po' di timore si inoltrarono nel fitto bosco, procedevano cautamente e cercando di stare tutte vicine, si proteggevano l'una con l'altra finché non scorsero tra gli alberi una radura con al centro alcune capanne di legno da cui usciva il fumo di un probabile fuoco acceso che  diffondeva nell'aria  un ottimo odore di legna bruciata.
Forse lì avrebbero trovato il Samurai di cui avevano sentito parlare da tanta gente che gli era grata per aver imparato molto dalle sue parole.
Mentre si stavano avvicinando sempre più, videro un bambino che sembrava fosse lì per accoglierle.

Alba chiese al piccolo: " E' qui che vive il Saggio Samurai?" e lui rispose: "Si, vi sta aspettando". Le amiche si guardarono stupite, come poteva sapere di loro?
Il bambino le guidò verso la capanna centrale, il suo sorriso tranquillizzante era  l'unico elemento che le faceva sentire a proprio agio. Cosa avrebbero detto al Saggio? Che imbarazzo avrebbero provato nel parlare ad un uomo così stimato e famoso.
Intanto il bimbetto camminava quasi danzando, saltellava con leggerezza e nei suoi occhi scurissimi si leggeva la purezza dell'infanzia. Il piccolo amico facendo un inchino le invitò ad entrare nella capanna e Alba coraggiosamente entrò per prima facendo segno alle altre di seguirla.
Di fronte a loro  era seduto a terra un uomo di mezza età, né giovane e né vecchio, aveva un'aria pacata ed uno sguardo profondo, in silenzio fece cenno alle donne di sedersi a intorno a lui ma aspettò che tutte si fossero sistemate prima di iniziare a parlare.
Con un tono affettuoso si rivolse alle giovani donne e chiese loro con curiosità: "Allora, raccontatemi come mai siete arrivate fin qui?" . Alba si fece portavoce del gruppo e  
molto emozionata rispose al maestro: "Siamo giunte qui perché abbiamo sentito parlare di Lei, siamo in cerca della via maestra che doni un senso alle nostre esistenze. Cerchiamo di capire quale strada percorrere per arrivare alla consapevolezza, per cambiare, se necessario, il nostro percorso e  giungere alla meta."
L'uomo le guardò attentamente e con parole amorevoli rispose: " Sono molto interessato alle vostre ambizioni, quindi vi chiedo, pensate che le vostre vite non stiano procedendo nel percorso giusto? Per arrivare in cima alla montagna si parte sempre dalla pianura, con il bagaglio appropriato, non troppo pesante ma che contenga l'essenziale per sopravvivere durante il cammino. Dunque vediamo di ascoltare ogni singola voce, voi siete sette amiche, no? Chi vuol essere la prima a parlare?"
"Mi presento sono Stefania, sono una donna molto razionale e retta, sento che la mia vita procede in modo lineare, tutto sotto controllo, mai nulla che mi sfugga, insomma una gran fatica e tanta paura dei fuori pista. Ho però la sensazione che qualcosa mi manchi, ma  non so cosa, per questo chiedo aiuto a lei."
Ora è il turno di Silvia:  " Mi chiamo Silvia, sono una persona molto attiva, non so stare un attimo senza far niente. Spesso mi prodigo per gli altri, difendo i deboli e combatto le ingiustizie, ma poi sono tanto stanca e penso di non farcela, la prego mi illumini!"
"Eccomi, sono Sibilla, sono un  po'  sconclusionata, le persone che mi sono vicine  dicono che ho molte idee nuove, progetti e desideri da realizzare. Certe volte, però,  mi sembra tutto così impalpabile, sfuggente e non riesco a mettere ordine nei miei pensieri, è come se le mie intuizioni si aggrovigliassero in una matassa inestricabile!"
Il vecchio saggio ascoltava le parole delle giovani donne con molto interesse e uno sguardo paterno.
Dorotea si alzò in piedi fece un inchino e si mise in ginocchio di fronte al samurai, quindi rivolgendoglisi disse: " Dorotea era il nome di mia nonna, mi diverte pensare di somigliarle perché anche lei come me era una donna piena di energia, sempre in cerca di emozioni, con tanta voglia di divertirsi ma quando il gioco finisce arriva inesorabilmente una grande tristezza!" Piroettando nell'aria  tornò seduta al suo posto.
A questo punto prese la parola Rosa, era seduta un po' indietro ed iniziò a parlare  senza spostarsi di un millimetro : " Mi chiamo Rosa, sono una donna molto tranquilla, spesso mi sento dire che trasmetto pace. Odio la frenesia della vita di oggi, anzi faccio molta fatica ad inserirmi nel suo ingranaggio. Se devo essere sincera, mi sembra di vivere ai bordi della vita."
Dopo qualche minuto una flebile voce ruppe quell'atmosfera, era Bianca che timidamente prese la parola: " Sono la più giovane del gruppo, ma sento di farne parte totalmente.
A volte i miei sentimenti verso le altre sono di totale comprensione e comunione. Come direbbero gli inglesi "in their shoes", però mi imbarazza essere al centro dell'attenzione, quindi spesso trattengo i miei pensieri senza rivelarli."
Il Samurai volse lo sguardo verso Alba, era rimasta la sola a doversi presentare,  con paterna sollecitudine diede il suo assenso  e le passò  la parola.
"Sono Alba, sono stata la promotrice di questo viaggio, mi sento come una madre per le mie amiche, molto protettiva ed affettuosa, ho cercato di trasmettere fiducia e sicurezza anche nei peggiori momenti del nostro breve viaggio. Diciamo che voler bene mi viene naturale, ma vorrei imparare a  farlo in  modo più efficace."
Improvvisamente il silenzio li avvolse con grande intensità. Rimasero così, in un'atmosfera sospesa.
Dopo qualche minuto il saggio uomo fece ridisporre le donne in un cerchio perfetto, tutte intorno a lui, in modo che ognuna di loro potesse guardare le altre negli occhi. Poi iniziò a  fissarle intensamente cercando di trasmettere loro pace e fiducia, quindi disse: " Conoscete i concetti fondamentali del Bushido? Sono sette come voi. Rettitudine, Coraggio, Benevolenza, Rispetto, Onestà, Onore e Lealtà. Ascoltandovi ho capito che ognuna di voi possiede pienamente una di queste sette qualità. A  Stefania appartiene la Rettitudine, Silvia ha Coraggio , Dorotea possiede la virtù dell'Onestà mentre Sibilla    è padrona dell'Onore, Bianca invece è Rispettosa, Rosa è Leale ed infine Alba è piena   di Benevolenza.  Care ragazze, credo che tali principi siano talmente interiorizzati dentro di voi, che sarà molto più semplice del previsto arrivare all'obiettivo che vi siete date.
Se riuscirete a trasmettere  e far circolare queste risorse nel gruppo, facendo sì, che ognuna insegni alle altre ciò che in lei  è innato,  la vostra esistenza diverrà sinonimo di equilibrio."
Il Samurai si alzò facendo cenno alle giovani donne di restare sedute, posò le mani sulla testa di ognuna di loro come a voler dare una benedizione poi chinò il capo  accennando un saluto.
" Ora restate in silenzio e riflettete su quanto vi ho detto." così dicendo uscì dalla stanza.
Le amiche si guardarono  intensamente ed i loro occhi iniziarono a sorridere felicemente.

DEDICATO A VINCENZO MASINI
ANTONELLA PROIETTI
Counselor Relazionale Prepos